L’ANALISI PLICOMETRICA
Il nome forse ti dirà poco, ma sicuramente avrai sentito parlare di massa magra (o tessuto muscolare) e massa grassa (o tessuto adiposo).
L’analisi plicometrica o plicometria non è altro che una tecnicadi misurazione delle masse corporee. Si basa su un principio molto semplice: la presenza di acqua nelle cellule muscolari e la sua assenza nelle cellule adipose.
Utilizzando una sorta di pinza (plicometro) è possibile verificare i millimetri di tessuto adiposo presenti nei diversi distretti corporei. Una volta selezionata la superficie corporea da misurare, si procede a plicare la zona desiderata. Dato che l’acqua delle cellule muscolari cambierà posizione a causa della pressione attuata dalla pinza, nella morsa rimarrà intrappolato solo il tessuto adiposo.
L’operazione verrà ripetuta in diverse parti del corpo. Il metodo più diffuso prevede la rilevazione di 7 pliche, come richiesto dall’equazione di Jackson-Pollock.
Inserendo i 7 dati rilevati con il plicometro nella formula sopra citata, si ottiene il valore della percentuale di massa grassa e quello della massa muscolare.
Questo sistema, scientificamente testato, si pone al secondo posto in quanto a precisione nella rilevazione della massa grassa. Solo l’impedenziometria diretta (effettuata negli studi medici con macchinari elettronici molto costosi) riesce ad essere più precisa. La plicometria offre comunque dei valori molto vicini a quelli reali, con uno scarto massimo, se eseguita da un tecnico esperto, del 2 %.
Quali sono i vantaggi di questa tecnica?
La misurazione alla fine di ogni mesociclo di allenamento permette di verificare i risultati ottenuti e studiare il programma più idoneo per il proseguimento dell’attività fisica.
Quante volte ti sei allenato per diversi mesi senza notare nessuna variazione del peso? Probabilmente, però, la tua composizione corporea è cambiata e con essa il tuo metabolismo.
A parità di volume, il tessuto muscolare è più pesante del tessuto adiposo, in quanto nel primo è contenuta l’acqua. Un aumento del peso dunque non sempre significa essere ingrassati.
Conoscere la propria massa muscolare permette inoltre di risalire al consumo calorico giornaliero e quindi di studiare anche il programma alimentare migliore, in funzione dei tuoi prossimi obbiettivi.

Nei confronti delle bilance che misurano la percentuale di grasso, ci sono due grossi vantaggi.
I valori rilevati con la bilancia sono meno precisi, dato che viene valutata soltanto la parte inferiore del corpo, all’incirca fino all’ombelico, trascurando la parte superiore. Dato che il grasso corporeo non è distribuito in maniera omogenea, i dati rilevati dalle bilance sono spesso falsati. Inoltre questi strumenti sono molto sensibili alle variazioni di idratazione corporea e ciò causa un ulteriore aumento dei margini d’errore.
La plicometria, a distanza di tempo, permette di valutare le variazioni della massa grassa, anche settorialmente, oltre che sul totale della massa corporea (dato che vengono effettuate 7 rilevazioni in punti differenti).
Unendo l’analisi plicometrica ad una valutazione antropometrica (misurando le principali circonferenze corporee: ombelico, bicipite, coscia radiale e coscia mediale), si ottiene una valutazione ancora più precisa della tua situazione.
DETTO QUESTO NON TI RESTA CHE PROVARE…
… DAI IL GIUSTO VALORE AL TUO ALLENAMENTO
Torna su ^
STOP ALLA CELLULITE
L'insorgere della cellulite dipende da diversi fattori che spesso si sommano fra loro. In poche parole tutto si può ricondurre ad un'alterazione del microcircolo, causa prima di tutta la sintomatologia e delle alterazioni patologiche in seno al tessuto connettivo.
CHE COSA è?
Allo stato normale il derma e i tessuti che lo sostengono (pannicolo adiposo e strato muscolare) sono in uno stato di equilibrio fisiologico, metabolico e circolatorio che presuppone un reticolo micro-circolatorio, artero-venoso e linfatico perfettamente funzionante e uno strato adiposo sottocutaneo ben vascolarizzato, senza eccessi di accumulo, problemi trofici o fibrosi reattiva.
Tutti gli elementi che compongono i differenti strati cutanei sono in stretta relazione, realizzando delle unità tissutali e micro-circolatorie che sono legate sia sul piano anatomo-funzionale che chimico-metabolico.
La cosiddetta cellulite, il cui vero nome è panniculopatia edemato – fibro - sclerotica (P.E.F.S.), deriva dal un'alterazione del derma e dell'ipoderma; in condizioni ottimali, le cellule adipose (adipociti) normalmente presenti nel tessuto sottocutaneo funzionano da riserva di energia per l'organismo, che brucia grassi ogniqualvolta abbia necessità di combustibile.
In caso di stasi del circolo venoso questa "riserva" diventa difficile da utilizzare, si accumula fino a comprimere i capillari sanguigni, già fragili, che iniziano a trasudare plasma dalle loro pareti divenute porose.
Il plasma si infiltra fra le cellule, con il tempo provoca un' infiammazione del tessuto adiposo con formazione di fibrosi dei tessuti sottocutanei: i capillari vengono ulteriormente compressi e il drenaggio dei liquidi in eccesso si fa sempre più difficile. Si innesca quindi un "circolo vizioso" che autoalimenta questa patologia, perché di vera e propria patologia si tratta, anche se spesso ci si limita al suo significato di banale inestetismo.
LE CAUSE DELLA CELLULITE
L'insorgere della cellulite dipende da diversi fattori che spesso si sommano fra loro (anche se, in fondo, tutto si può ricondurre ad un'alterazione del microcircolo): alcuni di essi non sono eliminabili e sono quindi definiti PRIMARI (ad es. il sesso, la razza o la familiarità); altri, detti SECONDARI, sono collegati ad alcune fasi della vita, a patologie particolari o all'assunzione di farmaci; altri, infine, definiti fattori AGGRAVANTI (ad es. cattiva alimentazione o sedentarietà), sicuramente potrebbero essere controllati adottando uno stile di vita diverso.
FATTORI PRIMARI
Il fatto di essere donna e di razza bianca sono elementi sfavorevoli: la donna mediterranea è caratterizzata da una conformazione "a pera" (ginoide) in cui prevale l'azione degli ormoni femminili (gli estrogeni) sui recettori specifici, con il risultato di un accumulo dei chili in eccesso, ritenzione idrica e stasi circolatoria nella parte inferiore del corpo.
Anche la componente familiare è rilevante, considerato che alcuni disturbi del micro-circolo spesso si tramandano tra consanguinei e che l'insufficienza venosa e linfatica con fragilità capillare costituiscono l'anticamera della cellulite.
FATTORI SECONDARI
E' noto che le manifestazioni cutanee della cellulite sono fortemente legate al ciclo femminile: l'aspetto "a materasso" della pelle aumenta nel periodo precedente il ciclo, soprattutto in caso di sindrome pre-mestruale, e in gravidanza quando sale il livello degli estrogeni con effetti positivi e negativi: aumenta l'appetito, migliora l'umore, si accumulano liquidi nei tessuti e il prodotto del concepimento preme sulle strutture vascolari, aggravando la situazione circolatoria magari già non perfetta, con segni di stasi.
Come regola, in generale, la cellulite diminuisce dopo la menopausa, in assenza di trattamento ormonale sostitutivo.
FATTORI AGGRAVANTI
Una muscolatura di cattiva qualità, sia per sedentarietà sia a seguito di un dimagrimento eccessivamente rapido che abbia sacrificato il "nobile" tessuto muscolare, è sicuramente uno dei fattori favorenti la cellulite. Il moto aiuta a mantenere efficiente muscolatura, circolazione e metabolismo aiutando a bruciare i grassi e a prevenire la stasi circolatoria.
La dieta scorretta causata dall’introduzione eccessiva di calorie, di cibi ricchi di grassi e di sale favorisce accumulo di adipe localizzato, ritenzione di liquidi, "intossicazione" generale dell'organismo e formazione degli odiati cuscinetti.
Anche una postura sbagliata contribuisce ad aggravare il quadro clinico: stare molte ore seduti rallenta la circolazione perché la sedia comprime i vasi, e la situazione peggiora se si tengono le gambe accavallate. Tantomenofa bene stare troppo tempo in piedi immobili, perché il sangue fa fatica a risalire dagli arti inferiori, con conseguente stasi circolatoria. I difetti dell'appoggio plantare (piede piatto, piede cavo, ecc.) sono anche causa di postura errata e possono favorire i processi che portano alla formazione della cellulite.
Si deve evitare l'abbigliamento costrittivo: non dimentichiamo che abiti e biancheria attillati comprimono i vasi, mentre scarpe troppo strette o con tacco alto, oltre i 5 cm., ostacolano il ritorno venoso e linfatico e impediscono il corretto funzionamento dell'importantissima "pompa venosa" che abbiamo sotto i nostri piedi (un reticolo venoso che viene compresso ad ogni nostro passo e che imprime al sangueuna spinta verso l'alto, impedendo il ristagno).
Stress e fumo sono altri fattori che favoriscono l'aggravarsi della situazione, l'uno per le inevitabili ripercussioni sul quadro ormonale (aumento dei cosiddetti "ormoni dello stress"), l'altro per la sua azione vasocostrittrice e per la sua capacità di aumentare i radicali liberi, sostanze che favoriscono i danni a carico del microcircolo e che accelerano i processi di invecchiamento generale dell'organismo.
GLI STADI DELLA CELLULITE
Prima si interviene contro la cellulite migliori saranno i risultati, dato che una cellulite al primo stadio, ovvero quando sono solo i liquidi stagnanti i protagonisti del quadro, è sicuramente più trattabile di una cellulite con presenza di noduli fibrosi. Importante è quindi riconoscere le sue caratteristiche:
1° STADIO (edematosa)
E' caratterizzata dalla presenza di gonfiore (edema) dovuti al ristagno di liquidi nel tessuto e di accumulo di grasso e acqua nelle cellule. La cute è ancora tesa ed elastica ma si comincia ad avvertire un senso di pesantezza agli arti; se la cute viene compressa non rimangono "impronte". E' difficile riconoscerla ad occhio nudo.
2° STADIO (fibrosa)
A causa del cattivo drenaggio delle scorie accumulate e dell'insufficiente ossigenazione dei tessuti, le cellule di grasso rimangono imprigionate nei tessuti circostanti ed inizia il processo di fibrosi reattiva con formazione di fini nodulazioni che, se non contrastata,può evolvere verso lo stadio successivo diformazione di macronoduli.
L'epidermide assume un colorito spento, si arrossa se compressa e assume il cosiddetto aspetto "a buccia d'arancia" se viene stretta fra le dita. Spesso sono presenti capillari dilatati, anche in forma ramificata. Sono tutti sintomi di cattiva ossigenazione, fragilità vasale e difficoltà a smaltire i grassi.
3° - 4° STADIO (sclerotica)
Vi è forte rallentamento del flusso sanguigno e linfatico, con noduli aumentati e dolenti al tatto. La fibrosi iniziale si è trasformata in vera e propria sclerosi dei tessuti che hanno ingabbiato in grossi ammassi duri i micronoduli precedenti.
Il numero dei capillari dilatati, quasi sempre presenti, aumenta. Qua e là appaiono degli ematomi, segno di fragilità capillare; la superficie cutanea non è più omogenea e levigata ma presenta il tipico aspetto "a materasso", è fredda al tatto a causa dell'insufficienza circolatoria, è dolente se viene toccata anche con modesta pressione e, se viene compressa, lascia una depressione che scompare solo dopo alcuni secondi: è la cellulite agli ultimi stadi!
I RIMEDI PER LA CELLULITE
Illudersi che la cellulite scompaia da sola o che possa essere debellata con diete drastiche e tanta attività fisica è una chimera di cui non bisogna fidarsi: la cellulite non è un semplice inestetismo ma una vera "malattia" del connettivo dovuta ad un malfunzionamento del microcircolo: sbarazzarsene significa guadagnarci anche in salute.
La battaglia va combattuta su più fronti e con molto impegno, ci vuole una strategia completa fatta di dieta, attività fisica e trattamenti localizzati.
LA DIETA
La prevenzione inizia sulla tavola e qualsiasi trattamento è destinato a dare risultati modesti se non lo si associa ad uno stile di vita sano e se non si rivedono le abitudini alimentari.
Un'alimentazione equilibrata ed adeguata fa sì che pesantezza, gonfiori degli arti e cellulite, causati da un rallentamento del circolo venoso, possano essere prevenuti e curati.
Stipsi e ritenzione idrica sono, infatti, due tipici segnali di insufficiente e scorretto esercizio fisico associato ad una alimentazione disordinata. è necessario quindi orientare le abitudini alimentari verso un regime disintossicante, equilibrato, facilmente digeribile e, se necessario, ipocalorico.
Nello scegliere gli alimenti da consumare nella dieta bisogna fare attenzione a quelli che favoriscono il ristagno e gonfiano i tessuti.
Il sodio trattiene i liquidi che, accumulandosi negli interstizi tra le cellule, ostacolano la circolazione: rinunciare ad un po' di sale non significa necessariamente fare a meno dei sapori, perché può essere egregiamente sostituito da aromi e spezie da cucina.
Da prendere seriamente in considerazione è l'assunzione giornaliera di acqua: è sempre consigliabile consumarne molta; un litro e mezzo è la quantità minima da assumere ogni giorno per permettere una buona diuresi e un'eliminazione ottimale delle sostanze tossiche e di rifiuto.
Da bandire gli eccessi di alimenti che affaticano il fegato, impedendogli di svolgere la sua azione "depuratrice" (caffè, cioccolato, bevande alcoliche, fritture, ecc.); preferire invece alimenti ad alto contenuto di fibre che favoriscono il transito intestinale e l'evacuazione delle scorie alimentari, riducendo l'assorbimento di zuccheri e grassi; la vitamina C, la vitamina E ed il potassio, capace di contrastare il sodio. I bioflavonoidi poi, di cui sono ricchi i frutti di bosco e sottobosco, sono dei veri alleati per una buona microcircolazione.
L'ATTIVITA' FISICA
Non solo a tavola si prevengono pesantezza, disturbi e inestetismi delle gambe: per averle agili e belle contano anche i gesti, le posizioni, l'abbigliamento, il moto e la scelta dell'esercizio fisico.
Lo sport serve non solo ad incrementare la combustione dei grassi e quindi ad avere un fisico asciutto, ma aiuta anche a tonificare i muscoli e a stimolare la circolazione.
La ginnastica più utile è quella di tipo aerobico, che stimola l'ossigenazione dei tessuti e mobilita i depositi di grasso. Almeno mezz'ora al giorno di esercizio fisico è il tempo ideale per ottenere risultati concreti e mantenersi in forma.
Via libera quindi al nuoto, alle pedalate in bicicletta o alla cyclette, al jogging e walking (camminate).
Ancora più validi risultano le attività aerobiche ottenute con circuiti di tonificazione. Questo tipo di allenamento infatti, oltre a dare miglioramenti dal punto di vista cardiovascolare, stimola maggiormente le masse muscolari, migliorando così la microcircolazione venosa e aumentando il metabolismo basale (a riposo si bruciano più calorie). Di fondamentale importanza è anche l’attività di allungamento muscolare (stretching), che permette di mantenere più elastici e quindi più funzionali i vari gruppi muscolari.
I TRATTAMENTI IN ISTITUTO
Affidarsi alle mani di un'estetista qualificata per combattere i cuscinetti significa, in fondo, aver voglia di coccolarsi un po' e di regalarsi momenti di vero e puro relax. Naturalmente anche in questo caso non aspettiamoci dei miracoli e ricordiamoci che in casi di cellulite di stadio avanzato i trattamenti estetici sono solo un "utilissimo" (ed a volte necessario) supporto ad altri tipi di trattamento che, però, agiscono più in profondità.
Il massaggio estetico, basato su manipolazioni e frizioni, serve a drenare i liquidi in eccesso e aiuta l'eliminazione di gonfiori e pesantezza alle gambe. E' un ottimo rilassante che aiuta a ridurre alcuni scompensi dell'organismo causati dallo stress e dall'ansia che contribuiscono indirettamente alla comparsa della cellulite.
Il linfodrenaggio serve a riattivare la circolazione linfatica, responsabile dello smaltimento delle tossine dell'organismo.
Si basa su manipolazioni che hanno il compito di convogliare la linfa dagli arti inferiori verso il tronco, laddove si trova lo sbocco finale.
L’ELETTROSTIMOLAZIONE
Un apparecchio professionale è in grado di riprodurre l’effetto dei massaggi dell’estetista (massaggio tonificante, linfodrenante, lipolitico). Inoltre sono stati creati programmi che agiscono direttamente sul tessuto connettivo, ossia il tessuto che viene alterato quando si forma la cellulite, e sulla microcircolazione venosa.
Massaggio connettivo, massaggio linfodrenante, trattamento lipolitico, trattamento per l’insufficienza venosa e vascolarizzazione sono i programmi più utili per contrastare la cellulite
Unendo trattamenti specifici di elettrostimolazione con un adeguato programma d’allenamento e corrette abitudini alimentari si attua quindi la migliore controffensiva alla formazione della cellulite.
Ricordiamo però che nei casi più avanzati e più gravi si può e si dovrebbe ricorrere a interventi correttivi di chirurgia, ma questo esula dalle nostre competenze.
Torna su ^
TAPING NEUROMUSCOLARE
L’innovativa tecnica di taping neuromuscolare si basa sulle naturali capacita’ di guarigione del corpo, stimolate dall’attivazione del sistema “ neuro-muscolare” e “ neuro-sensoriale”.
Il metodo scaturisce dalla scienza della chinesiologia.
Si tratta di una tecnica correttiva meccanica e/o sensoriale che favorisce una migliore circolazione sanguigna e linfatica nell’area da trattare. La tecnica taping neuromuscolare offre al terapista un approccio nuovo alla radice di ogni patologia.
Taping neuromuscolare e’ un nuovo approccio alla cura di muscoli, nervi e organi nelle situazioni post-traumatiche.
Ai muscoli viene attribuito non solo il movimento del corpo ma anche il controllo della circolazione venosa e linfatica e della temperatura corporea, di conseguenza se i muscoli sono danneggiati o traumatizzati si avranno vari tipi di sintomi.
Trattando i muscoli con un nastro elastico che permette il pieno movimento muscolare e articolare, si attivano le difese corporee e si aumenta la capacita’ di guarigione di nervi muscoli e organi.
Nella fase riabilitativa il taping neuromuscolare si applica con tecniche miranti a:
- rimuovere la congestione dei fluidi corporei;
- migliorare la circolazione sanguigna e linfatica;
- ridurre l’eccesso di calore e di sostanze chimiche presenti nei tessuti; ridurre l’infiammazione;
- ridurre anche l’anormale sensibilita’ e dolore della pelle e dei muscoli.
Inoltre il taping neuromuscolare mira a:
- azionare i sistemi analgesici endogeni;
- stimolare il sistema inibitore spinale e il sistema inibitore discendente.
Il taping neuromuscolare infine mira a:
- correggere i problemi delle articolazioni;
- ridurre gli allineamenti imprecisi causati da spasmi e muscoli accorciati;
- normalizzare il tono del muscolo e l’anormalita’ di fascia delle articolazioni;
- migliorare il rom (range of motion articolare).
L’efficacia del taping neuromuscolare è dimostrata da numerosi casi clinici trattati ormai in tutto il mondo da migliaia di terapisti del settore
Torna su ^
BLIZ – BODYBUILDING LIPOLYTIC INTENSIVE ZONE
Basta con le interminabili camminate, dimagrisci allenandoti con i pesi e migliora il tuo fisico!
Sin dagli albori della pratica del fitness si è sempre considerata la corsa o la pedalata come la pratica migliore per dimagrire... in questo articolo verrà introdotta ed esposta questa interessante metodologia applicata ed utilizzata già da decine di atleti che tratta il modo di dimagrire effettuando bodybuilding, quindi lavorando con le attrezzature isotonice anzichè quelle prettamente cardio.
Ma cosa vuol dire realmente dimagrire?
Dimagrire significa ridurre la propria percentuale di Body Fat ( massa grassa) ma soprattutto far si che questa non risalga con gli interessi poco tempo dopo.
Anche se alcuni trainer, forse poco aggiornati, non considerano l’allenamento muscolare come veicolo per la riduzione della percentuale di grasso corporeo, è ormai noto e riconosciuto che questo abbia un ruolo fondamentale. L’allenamento con i pesi infatti, migliorando il trofismo muscolare, migliora il metabolismo a riposo facendolo correre più velocemente. Ciò significa che anche quando siamo seduti in poltrona a guardare la tv, a parità di condizioni esterne, il nostro organismo consuma di più rispetto a chi ha meno massa muscolare. Ciò non vuol dire diventare tutti culturisti ma trasformare il tessuto adiposo in tessuto muscolare, guadagnandoci sia in salute che in estetica. A parità di peso il nostro corpo sarà più asciutto, tonico e definito.
Sulle riviste del settore, sui manuali tecnici e sui forum di bodybuilding si consiglia dunque di inserire un momento di tonificazione antecedente all’attività aerobica sulle macchine cardiofitness (runner, bike, rotex, wave e chi più ne ha più ne metta) anche per chi ha come obiettivo il dimagrimento.
Perché l’allenamento muscolare va fatto prima del lavoro aerobico?
Il catabolismo dei grassi, ossia quel processo metabolico che scinde le cellule adipose per utilizzarle come fonte di energia, necessità di un certo tempo di lavoro (circa 20 minuti) per essere attivato. Fino a quel momento la fonte d’ energia principale sono i carboidrati mentre i protidi vengono utilizzati solo in caso di scarso apporto glucidico antecedente l’allenamento. In questo caso, dato che il catabolismo delle proteine risulta più veloce di quello dei grassi, la fonte di energia utilizzata per l’attività fisica diverranno le proteine dei nostri muscoli. Ciò naturalmente è negativo perché oltre a non bruciare i grassi si riduce la massa muscolare e con essa il metabolismo basale. Il risultato sarà un aumento della percentuale di Body Fat, esattamente il contrario del nostro obiettivo.
Oltre che per scorrette abitudini alimentari lo stesso processo si innescherebbe proprio se facessimo prima il lavoro cardiofitness. Nei primi 20 minuti bruceremmo solo glucidi e quando prenderemmo in mano un po’ di ghisa per migliorare il nostro tono non avremmo più a disposizione quegli zuccheri che sono necessari per il lavoro muscolare e che ci siamo già giocati precedentemente.
Il risultato sarà lo stesso dell’esempio sopra riportato dove per una cattiva alimentazione si verificava una diminuzione della massa magra ed aumento di quella grassa.
Fino a qui nulla di nuovo… In alcuni casi vengono utilizzati per il dimagrimento programmi d’allenamento strutturati in circuiti muscolari. Anni fa ho cercato di dare a questa metodologia una valenza scientifica e fu allora che da ricerche sperimentazioni e test battezzai questo metodo come BLIZ “Bodybuilding Lipolytic Intensive Zone ”!
Studiando i processi metabolici e avendo la possibilità di sperimentare sui miei clienti, stufi di passare le ore sui tapis roulant o sulle bike per dimagrire, ho cercato negli ultimi sei anni di proporre qualcosa di nuovo. Un allenamento aerobico, con i pesi monitorando la frequenza cardiaca.
La domanda che mi viene sempre posta è: “come funziona?”
Analizziamo insieme la tabella che raffronta la frequenza cardiaca (da sempre utilizzata per definire l’attività aerobica) e l’utilizzo dei diversi substrati energetici (zuccheri, grassi, proteine).
Intensità del lavoro |
Substrato energetico |
Percentuale di substrato |
Tipo di lavoro |
|
Protidi |
Tracce |
|
Riposo |
Glucidi |
40% |
Anaerobico ATP+acido lattico |
|
Lipidi |
60% |
Aerobico ATP+CO2+H2O |
50 % del VO2max |
Protidi |
Tracce |
|
= |
Glucidi |
50% |
Anaerobico ATP+acido lattico |
65 % HR max |
Lipidi |
50% |
Aerobico ATP+CO2+H2O |
70/80 % del VO2max |
Protidi |
Tracce |
|
= |
Glucidi |
80% |
Anaerobico ATP+acido lattico |
80/88 % HR max |
Lipidi |
20% |
Aerobico ATP+CO2+H2O |
90/95 % del VO2max |
Protidi |
Tracce |
|
= |
Glucidi |
95% |
Anaerobico ATP+acido lattico |
94/98 % HR max |
Lipidi |
5% |
Aerobico ATP+CO2+H2O |
Questa tabella è stata realizzata analizzando i valori del Q.R. o quoziente respiratorio, un indice in grado di rilevare quali siano i nutrienti che si stanno utilizzando durante una qualsiasi attività. Il quoziente respiratorio è un valore compreso tra 0,7 (Q.R. dei protidi) e 1 (Q.R. dei glucidi) ed è direttamente proporzionale all’intensità del lavoro svolto.
Abbiamo prima riscontrato che i protidi sono raramente utilizzati come fonte di energia, dunque si preferisce studiare il cosiddetto Q.R. non proteico, assumendo un non coinvolgimento dei protidi nella spesa energetica. Il livello del Q.R. dei grassi è pari a 0,8 e viene definito come fascia di lavoro aerobico ottimale quella in cui i nutrienti utilizzati sono per metà zuccheri e per metà grassi.
Questa condizione si ha con un Q.R. pari a 0,85 che corrisponde al 65% del’ HR max.
Da queste considerazioni ho convenuto che per fare un lavoro in zona aerobica non fosse necessariamente indispensabile un attrezzo cardiofitness o un’attività puramente aerobica all’aperto.
Basterebbe mantenere la frequenza cardiaca di lavoro in un range tra il 60 ed il 70 % circa dell’HR max che chiameremo training zone o TZONE.
Ricordiamo come si calcola con la formula di Karvonen di seguito riportata:
[(220 – età in anni – F.c. a riposo) x% di lavoro desiderata] + F.c. a riposo
es. Età 28
- F.c. a riposo 50
- % di HR max desiderata tra 60 e 70 %
[(220 – 28 – 50) x0,6] + 50 = 135,20
[(220 – 28 – 50) x0,7] + 50 = 149,40
Quindi la TZONE per il lavoro aerobico sarà all’incirca tra i 135 e i 150 battiti/min.
Fatti questi calcoli non resta che studiare dei work out a circuito muscolare con pesi liberi o macchinari e lavorare indossando un cardiofrequenzimetro. Se il battito sale oltre il 70% dell HR max inseriremo esercizi per far diminuire la F.c. come ad esempio gli addominali a terra. Il cuore da sdraiato ha meno difficoltà a pompare il sangue verso la periferia e quindi la F.c. diminuirà durante il lavoro per gli addominali che funge da recupero attivo per i grossi distretti muscolari che tendono invece ad incrementare la frequenza cardiaca. Al contrario se il battito rimane troppo basso utilizzerò espedienti come l’aumento del carico, delle ripetizioni, o l’inserimento di un minuto di V step, per farlo salire al minimo desiderato che abbiamo definito essere il 60% del HR max. Consiglio inizialmente di abbinare due esercizi per i grossi distretti muscolari, magari accoppiando gli antagonisti da ripetere per tre volte, intervallando un circuito dall’altro con un esercizio per gli addominali o il minuto di step a seconda di come si comporta il battito cardiaco. Successivamente gli esercizi del circuito muscolare potranno divenire tre o più per non finire nell’adattamento che non porterebbe più al miglioramento desiderato. Il recupero passivo si utilizzerà solo nel caso in cui il battito sia salito troppo e fatichi a scendere ma questa è una condizione che dobbiamo evitare.
I primi allenamenti con questa metodica di lavoro risultano molto faticosi e il battito tenderà a salire parecchio per la non abitudine a questo tipo di sforzo. Meglio dunque non esagerare con i carichi per evitare di fare di sovente pause per far tornare il battito entro la soglia superiore stabilita.
Con il tempo il battito tenderà ad essere sempre più costante e l’allenamento più fluido.
Questo è il’ BLIZ – Bodybuilding Lipolytic Intensive Zone - il metodo che da sei anni ad oggi ha dato grandi risultati a me ai miei clienti e ai miei assistenti e collaboratori che soddisfatti dai risultati ottenuti hanno deciso di portare avanti le mie intuizioni e farle loro.
Non vi resta che provare!
Partecipa anche tu alla discussione sul metodo BLIZ sul forum di bodybuilding.
Autore: Luca Zago
Tutti i diritti sono riservati - All rights reserved
E' vietata la copia anche parziale senza il consenso scritto dell'autore
2009 - bodybuilding.it
Torna su ^ |